San Buonfiglio dei Servi e il buon modo di raccontare del parroco Georg Ott

Il brano su San Buonfiglio, uno dei Padri Fondatori dei Servi, proviene da Marianum – Legende von den lieben heiligen und gottseligen Dienern Unserer Lieben Frau und den berühmtesten Gnadenorten der hohen Himmels - Königin (Leggenda dei cari, santi e devoti servitori della nostra amata Signora, e dei più famosi luoghi di grazia dell’alta Regina del Cielo).
È estratto da un libro con lo stile di menologio (calendario liturgico), edito a Beratzhausen in Baviera il giorno di Santo Stefano del 1858. L’autore, il parroco Georg Ott (1811-1885), scrive sul santo alla data del 5 gennaio.

“Beato Buonfiglio, primo dei sette beati fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria

Nacque a Firenze da nobili genitori e ricevette il nome di Buonfiglio, “buon figlio”, al suo santo battesimo.
Fin dalla prima giovinezza fu un modello di purezza e castità, tanto che la gente credeva che fosse un angelo in carne e ossa.
Aveva una devozione particolarmente profonda per la Madonna, che lo spingeva a non fare nulla che non potesse compiacerla. Pertanto si iscrisse all’allora fiorente confraternita delle Lodi di Maria a Firenze e, insieme ad altri confratelli che pensavano allo stesso modo, si adoperò per promuovere ovunque l’onore dell’altissima Regina del Cielo.

Nel giorno della sua Assunzione, mentre pregava nella sua cappella, ebbe la profonda e ineffabile gioia di vedere la Beata Vergine nello splendore celeste, circondata da cori di angeli, e di udire le sue dolci labbra chiamare il suo nome e pronunciare le parole: «Lascia il mondo e ritirati in quel luogo che ti mostrerò. Sarò sempre con te e veglierò su di te».
Altri sei nobili fiorentini, che condividevano la stessa alta carità, abbandonarono il mondo e, spinti dalla Beata Vergine Maria, lo scelsero come loro superiore per la sua bontà e saggezza.
Fu così fondato il famoso Ordine dei Servi di Maria.

Dopo essere diventato sacerdote, Buonfiglio non perse occasione, sia nelle prediche pubbliche che nelle discussioni ordinarie, di proclamare le lodi della Beata Vergine e di incitare l’amore per Gesù e per Lei in tutti i cuori.

Nell’anno 1254 [sic], iniziò la costruzione di un monastero e di una bella e grande chiesa in onore della Madonna. L’immagine della Santa Madre di Dio, venerata fin dall’antichità nella piccola cappella di Cafaggio, era stata completamente sfigurata e ridotta in uno stato pietoso dalle difficoltà del tempo e dalla negligenza degli operai impiegati nella ricostruzione della cappella [è stata opinione di alcuni storici l’esistenza un oratorio precedente]. Intendeva quindi vederne una nuova al suo posto.

Ma per esprimere la sua gratitudine alla Divina Madre, che si era degnata di chiamare lui e i suoi amici come suoi Servi, e allo stesso tempo per offrire il modello più esemplare della sua umiltà, volle che la Beata Vergine fosse raffigurata così, salutata dall’angelo come Madre del Figlio di Dio, in assoluta umiltà, definendosi ancella del Signore. A tal fine, chiamò il più famoso pittore di Firenze, di nome Bartolomeo, per realizzare un tale dipinto.

Con tutta la maestria della sua arte, il pittore aveva già dipinto l’angelo e aveva terminato la figura della Beata Vergine, tranne il volto, che non riusciva a realizzare, perché non sapeva come esprimere la purezza e la dolcezza celestiali della Divina Vergine. Aveva già preso in mano il pennello e lo aveva riposto più volte, ed era già deciso a lasciare l’opera incompiuta. L’ultima volta cercò di immaginare come avrebbe potuto dipingere il volto celeste della Regina del Cielo. Poi un sonno profondo lo vinse e lo travolse in una sorta di rapimento. Quando si svegliò, con suo grande stupore vide il volto della Beata Vergine dipinto con incomparabile bellezza e sovrumana maestria.
Solo la mano di un angelo avrebbe potuto dipingere così! Rapito da quella vista, esclamò: «Meraviglia! Meraviglia!». Immediatamente Buonfiglio si precipitò lì con i suoi frati, e tutti coloro che videro il volto glorioso della Madonna confessarono che era opera di un angelo e non di un essere umano.

Questa è la famosa immagine di grazia che è ancora oggi venerata nella magnifica chiesa dell’Annunziata a Firenze. La cappella, che contiene l’immagine miracolosa, è di incredibile ricchezza, e ogni anno migliaia di pellegrini giungono da vicino e da lontano per compiervi le loro devozioni.

Una delle principali preoccupazioni del Beato Buonfiglio per il suo Ordine dei Servi di Maria, appena fondato e che si era già diffuso fino in Germania e in Polonia, fu quella di ottenere la conferma dalla Sede Pontificia. Si recò ripetutamente a Roma a questo scopo e riuscì a ottenere almeno un’approvazione verbale. In segno di ringraziamento per questo favore, decretò in tutto l’Ordine la recita quotidiana di tre salmi e altrettante lezioni in onore della Madonna.

La sua vita, così interamente dedicata a Dio e a Maria, in cui ogni pensiero, parola e azione, ogni sforzo e fatica, gioia e dolore erano solo espressioni del più puro amore celeste, era destinata a un finale glorioso. In tarda età, si ritirò sul Montesenario, la casa madre dell’Ordine.
A mezzanotte del I gennaio 1262, una violenta febbre colpì il suo corpo, tormentato da una rigorosa penitenza. Ciò nonostante, non volle rinunciare alla partecipazione al mattutino. Dopo la sua conclusione, i frati si riunirono per discussioni spirituali sul mistero della Circoncisione del Signore.
Anche Buonfiglio era presente e, poiché la sua anima era assorta nella contemplazione dell’infinito amore di Dio, fu ritenuto degno di ascoltare l’ultima chiamata al Cielo della Beata Madre del Signore:
«Buonfiglio, mio “buon figlio” – disse – poiché hai sempre ascoltato la parola del mio diletto Figlio e l’hai seguita, vieni ora a prendere possesso di quel tesoro che hai sempre amato».
Dopo queste parole, esalò dolcemente l’ultimo respiro. Immediatamente, i frati circondarono il suo santo corpo; videro il suo volto splendere e profumi celestiali riempirono la cella. E ancora una volta si udì la stessa voce:
«Venite, santi del Signore, venite, angeli del cielo, e conducete nel regno della beatitudine quest’anima che mi ha servito così fedelmente sulla terra, e voi, miei amati Servi, seppellite il corpo». Pieni di meraviglia e santo timore, i frati deposero il santo corpo in una bara di pietra e lo calarono in una tomba sotto l’altare maggiore. La sua memoria si celebra il I gennaio.
Parole di Sant’Antonino: «A Te, o Donna, è stato dato ogni potere in cielo e in terra, e tutto ciò che vuoi, Tu sei in grado di portarlo a compimento»”.

Tradotto da Paola Ircani Menichini, 20 febbraio 2026. Tutti i diritti riservati.




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